Il Museo Agorà Orsi Coppini

Salute e Cultura

Il Museo Agorà Orsi Coppini

Il Museo Agorà  Orsi Coppini - Coppini Arte Olearia

IL CASEIFICIO DEL PODERE FIENILETTO

 

L’ex caseificio del Podere Fieniletto di San Secondo, in cui ha sede il Museo d’Arte Olearia Orsi Coppini inaugurato nel 2009, è una costruzione che risale all’Ottocento. La struttura, destinata alla produzione del Parmigiano Reggiano, appartiene alla tipologia dei caselli a pianta quadrangolare, la più diffusa nella Bassa Parmense.

Consolidato sotto l’aspetto strutturale e restaurato nel rispetto dei suoi caratteri originari, tra il 2004 e il 2009, l’ex casello si è rivelato idoneo a essere trasformato in Museo.

All’interno dell’edificio, oltre alle due sale dedicate ad Anita e ad Amèrico Coppini, precedute da un corridoio d’ingresso con funzione introduttiva sulla cultura dell’ulivo, è stata ricavata una sala conferenze di circa cento posti a sedere dotata delle migliori tecnologie audio-video e di ogni possibilità di registrazione, trasmissione, interattività online e videoconferenza, gestite con il supporto diretto dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Un servizio d’eccellenza e d’avanguardia per convegni, seminari, conferenze, degustazioni e anche corsi di cucina (la sala dispone di una piccola cucina), in un ambiente luminoso e confortevole.

 

IL MUSEO DELL'ARTE OLEARIA

Il disegno degli interni e la sistemazione dell’area esterna a Parco, nascono da un confronto informale e creativo tra Ernesto Coppini, a cui si deve l’idea stessa del Museo, e il creativo Anselmo Ronchini, fashion e interior designer, creatore e comunicatore di eventi, restauratore di mobili e dipinti antichi, scenografo, regista e attore.

 

Il Museo Agorà Orsi Coppini, la cui estensione complessiva è di circa 13.000 metri quadrati, è un viaggio sensoriale e simbolico nella cultura dell’ulivo, in una scenografia verde di grande impatto e magia. Un viaggio che parte già nel muro di cinta del parcheggio, situato a nord-ovest dell’area museale, dove sono stati recuperati alcuni ulivi giunti dall’Abruzzo e non più produttivi, a mo’ di scultura. Il sentiero che conduce all’ingresso del Museo d’Arte Olearia fa una sosta in una zona d’accoglienza che ricorda il sito neolitico di Stonehenge ad Amesbury, nel Regno Unito: un cerchio formato da dieci stele in Pietra di Prun o Pietra della Lessinia di colore bianco (materiale calcareo-marnoso che ritorna anche altrove nel parco e all’interno della struttura museale vera e propria) abbraccia un tavolo creato da una vecchia macina da frantoio. Da quest’area che onora, ricreando un’atmosfera dal sapore sacrale, la presenza dei Celti in Pianura Padana e s’inchina alla divinità dell’ulivo, si procede verso l’ingresso al Museo. Ai lati, due specchi d’acqua simmetrici con due macine ciascuno, allineate e sospese sulla superficie. Le macine sono simbolo per eccellenza del processo produttivo dell’olio extravergine.

 

L’accesso al Museo d’Arte Olearia è concepito come una cappella di campagna, a sottolineare la sacralità dell’ulivo fin dall’antichità. Sulla parete di fondo s’innalza un grande mosaico, realizzato da giovani mosaicisti di scuola ravennate, raffigurante un ulivo, che s’ispira sia al Galileo Chini orientaleggiante delle decorazioni delle Terme Barzieri nella vicina Salsomaggiore, sia alle magnifiche chiese ravennati.

 

Il Museo, con una superficie espositiva di circa 500 metri quadrati, si articola in tre spazi distinti. Lo Spazio Anita è dedicato alla storia dell’olio e ai sistemi di produzione più antichi di tipo meccanico, lo Spazio Amèrico presenta gli strumenti di produzione idraulici e l’Angolo di Lettura, immerso nel parco, tra ulivi secolari provenienti soprattutto dall’Abruzzo, dà modo ai visitatori di soffermarsi ad ammirare un frantoio in pietra a due macelli (pietre molari).

 

L’Agorà tra gli Ulivi è un maestoso anfiteatro dall’acustica perfetta, che può ospitare fino a 500 persone a sedere su tre livelli di gradoni, immerso in un uliveto, unico nel suo genere e attrezzato con le più nuove tecnologie e servizi per tavole rotonde, conferenze, concerti e spettacoli teatrali. Sorto in armonia con la conformazione del terreno, presenta emicicli di ulivi sulle gradinate. L’enorme piazza-palcoscenico centrale a pianta circolare è decorata con un altro mosaico raffigurante un ulivo, simile a quello che si trova all’interno del museo. Dalla piazza-palcoscenico, delimitata da un piccolo canale d’acqua,  s’intravede, dando le spalle al Museo, la Rocca di San Secondo, fatta costruire alla metà del Quattrocento dal potente casato dei Rossi.

 

La quinta di questa spettacolare Agorà, luogo di incontri e di fecondazioni artistiche da maggio a settembre, è data dal museo stesso, dietro il quale sono state mantenute le vecchie gaggìe o acacie farnesiane, piante ormai ben poco diffuse, ma dal profumo celestiale, perché la scenografia naturale valorizzasse l’edificio museale.

 

Un progetto emozionante, ricco di riferimenti storici e suggestioni antiche, dove il senso dell’ordine e della purezza incontra la sensuale immaginazione del teatro. Il teatro della natura, che permette all’ulivo di tornare a recitare una parte importante nell’affascinante spettacolo del Parmense.

17/Dec/18

Related posts